Un film da vedere: Leoni per Agnelli

Tre sono i personaggi principali di questo film da vedere: un ambizioso senatore di Washington, un professore già anziano che discute con uno studente brillante e intelligente e una giornalista televisiva in cerca di una storia da copertina.
Il regista, Robert Redford, sceglie la guerra non solo come sfondo della narrazione, ma come filo conduttore delle vicende. L’intento di Redford è quello di spingere gli interlocutori a porsi domande, molte più di quante sono le risposte che il film stesso dà, e di scuotere le coscienze dei giovani, dalle cui mani dipende il futuro. Eppure non solo i giovani, ma tutti gli spettatori si sentono coinvolti in quest’opera introspettiva.
I personaggi cercano di influenzarsi a vicenda, metafora di ciò che accade nella democrazia: la difficoltà di affermare le proprie idee e di prendere una posizione ferrea.
Matthew Carnahan ha preso spunto per la sceneggiatura da un episodio della sua vita: un giorno cambiò canale da un servizio sulla guerra in Iraq a una trasmissione sportiva. Anche questa è la metafora di una popolazione che non si interessa più di ciò che accade perché è vittima di una narcotizzazione collettiva. Ma la stessa narcotizzazione deriva dal disinteresse generale di un popolo svogliato.

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